Yoga d’autunno: ritrovare l’equilibrio nel tempo della discesa

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L’autunno è una soglia: è il momento in cui la natura comincia lentamente a ritirarsi verso il proprio centro. Le giornate si accorciano, la luce perde intensità, l’aria si fa più fresca e le foglie, dopo aver attraversato tutta la pienezza dell’estate, cambiano colore e infine si lasciano cadere.
E’ una stagione di trasformazione, ma anche di equilibrio.
L’equinozio d’autunno, che quest’anno cade il 23 settembre, rappresenta simbolicamente questo passaggio: luce e oscurità si incontrano in un momento di equilibrio prima che le ore di buio comincino a prevalere su quelle di luce.
Per chi pratica yoga e per chi sente la spiritualità della natura, questo passaggio può diventare un invito ad ascoltare i ritmi della Terra e a lasciare che anche la nostra pratica cambi insieme a noi.
Siamo natura, non siamo separati da essa
Viviamo spesso come se il nostro corpo fosse qualcosa di separato dai cicli naturali.
Seguiamo orari artificiali, accendiamo la luce quando il sole è tramontato, continuiamo a lavorare quando il corpo chiederebbe riposo e manteniamo lo stesso ritmo durante tutto l’anno.
Eppure il nostro organismo appartiene alla natura.
La luce, il buio, il clima, la temperatura e il susseguirsi delle stagioni influenzano il nostro modo di vivere, dormire, alimentarci e percepire il mondo.
Anche la pratica dello yoga può diventare uno strumento per ritrovare questa connessione.
Non esiste una pratica identica per ogni momento dell’anno, così come non esiste un unico modo di abitare il nostro corpo ogni giorno.
Adattare lo yoga alla stagione significa imparare ad ascoltare il ritmo dei cambiamenti ciclici della natura e ascoltare ciò che accade dentro di noi.
L’autunno ci invita soprattutto a tornare al nostro centro, alla nostra introspezione.
Dall’espansione dell’estate alla discesa autunnale
L’estate è una stagione di espansione: il sole raggiunge la sua massima presenza, le giornate sono lunghe, la natura è rigogliosa e tutto sembra rivolgersi verso l’esterno.
Poi arriva il tempo della discesa: gli alberi lasciano andare le proprie foglie. I semi cominciano a rientrare nella terra. La luce diminuisce e la natura sembra raccogliere le proprie energie nel silenzio.
E’ un movimento che, osservato con attenzione, contiene un insegnamento profondo: non possiamo espanderci continuamente: ogni espansione ha bisogno di essere seguita da una fase di raccoglimento.
L’equinozio rappresenta proprio questa soglia di equilibrio.
Dopo la grande espansione luminosa dell’estate, la natura si prepara gradualmente al tempo dell’oscurità.
Se osserviamo le tradizioni contadine, ci accorgiamo che l’autunno è tradizionalmente associato al raccolto, alla gratitudine e all’equilibrio tra luce e buio.
E’ il momento per riconoscere ciò che abbiamo ricevuto e ciò che abbiamo raccolto, ma anche per cominciare a lasciare andare ciò che non ci serve più.
Ed è proprio questa la domanda che possiamo portare sul nostro tappetino: cosa sono pronta a lasciare andare?
Una pratica yoga più lenta e raccolta
In autunno anche la pratica può cambiare ritmo.
Non significa necessariamente smettere di praticare asana dinamici, bensì permettere alla pratica di diventare progressivamente più lenta, consapevole e introspettiva.
Possiamo diminuire la velocità dei movimenti, prolungare la permanenza nelle posizioni e lasciare più spazio all’ascolto del respiro.
Gli asana che richiedono equilibrio possono essere particolarmente significativi in questa stagione. Le posizioni in equilibrio ci chiedono di trovare un centro stabile mentre tutto intorno a noi cambia.
La Posizione dell’Albero, Vriksasana, è forse l’immagine più immediata: le radici affondano nella terra mentre il corpo si eleva verso il cielo.
E' una posizione che racconta perfettamente l’autunno: radicamento e apertura, Terra e Cielo, stabilità e trasformazione.
Anche gli asana centrali, come Virabhadrasana 2, ovvero, la Posizione del Guerriero 2, dove il corpo trova un asse e un punto di raccoglimento, possono accompagnare bene questa fase dell’anno.
L’autunno non ci chiede di cercare continuamente qualcosa all’esterno, piuttosto ci invita a tornare al centro.
Le torsioni: lasciare andare
Le torsioni, come ad esempio Jathara Parivartanasana, la Posizione della Torsione Supina, possono trovare un posto importante nella pratica autunnale.
Sul piano fisico, sono movimenti che coinvolgono la colonna vertebrale e possono essere inseriti in una sequenza dedicata alla mobilità e alla consapevolezza del corpo; sul piano simbolico, invece, la torsione può ricordarci il gesto del lasciare andare.
Ogni espirazione può diventare un piccolo atto di rilascio: inspiro e accolgo; espiro e lascio andare; inspiro e mi apro alla possibilità; espiro e lascio cadere ciò che non ha più bisogno di accompagnarmi. Esattamente come le foglie che non vengono trattenute dall’albero.
Il raccoglimento degli asana a terra
Con l'arrivo dell'autunno possiamo dedicare più tempo agli asana distesi e alle pratiche a contatto con il pavimento.
Alcuni esempi possono essere: Balasana, la Posizione del Bambino; Upavistha Konasana, la Posizione Seduta dell'Angolo, Matsyasana, la Posizione del Pesce, Apanasana, la Posizione delle Ginocchia al Petto.
Dopo il dinamismo estivo, il corpo può trovare beneficio nell'essere sostenuto dalla terra.
Le posizioni supine, le aperture dolci, le torsioni a terra e le pratiche di rilassamento possono diventare un ponte verso una dimensione più introspettiva.
Anche qui possiamo lasciare spazio al simbolismo del periodo: ritornare alla Terra, essere sostenuti, rallentare, ascoltare.
Questi asana ci consentono di portare disintossicazione all’interno del nostro organismo; oltre ad occasioni per favorire rilassamento, consapevolezza corporea e senso di leggerezza.
Il respiro dell’equilibrio
Anche il pranayama può accompagnare il passaggio stagionale.
In autunno possiamo privilegiare tecniche che favoriscono un senso di equilibrio e regolarità, evitando di rendere la pratica respiratoria eccessivamente stimolante.
Una possibilità è Sama Vritti Pranayama, il respiro a ritmo uguale o respiro quadrato, nel quale inspirazione ed espirazione hanno la stessa durata.
Per esempio: inspiro per 4 tempi ed espiro per altri 4 tempi, senza forzare il respiro e mantenendo una durata confortevole.
La semplicità di questa pratica racchiude un messaggio molto autunnale, ovvero, trovare equilibrio tra due movimenti opposti e complementari: inspirare per accogliere, espirare per lasciare andare.
Il tappetino come spazio rituale
Per chi vive lo yoga anche come pratica spirituale, l’autunno può essere un momento particolarmente fertile.
Possiamo trasformare il nostro spazio di pratica in un piccolo luogo di connessione con la stagione: una candela profumata alla cannella, una foglia raccolta durante una passeggiata, una pietra, qualche elemento naturale dai colori autunnali.
Non servono grandi rituali, è sufficiente creare uno spazio nel quale ricordarci che anche noi apparteniamo a questo ciclo.
Prima di iniziare la pratica possiamo sederci per qualche minuto e osservare il respiro.
Possiamo rivolgere l’attenzione al corpo e porci domande come:
Che cosa sto ancora trattenendo?
Che cosa posso lasciare andare?
Dove ho bisogno di ritrovare equilibrio?
L'insegnamento dell'autunno
L’autunno ci insegna una cosa che la nostra cultura spesso dimentica: lasciare andare non significa perdere.
L’albero non considera la caduta delle foglie un fallimento. Tutt’altro: è per lui l’occasione di rinnovamento. Le foglie cadute diventano nutrimento per il terreno e l’albero, grazie a questo processo, riceverà maggiore energia di espansione per le stagioni con più luce.
Anche noi, come gli alberi, attraversiamo continuamente stagioni interiori: ci sono momenti nei quali abbiamo bisogno di espanderci, creare, incontrare, agire; e ce ne sono altri nei quali abbiamo bisogno di raccoglierci, riposare, riflettere e lasciare spazio al silenzio.
Con questa visione la pratica yoga diventa qualcosa di più di una sequenza di asana: diventa un modo per ricordare che l’armonia nasce dalla capacità di assecondare il ritmo della vita, non dal tentativo di opporci continuamente ad esso.
In questo autunno, quindi, possiamo rallentare, ascoltare il nostro respiro, sentire la Terra sotto il nostro corpo; possiamo osservare le nostre foglie interiori cadere senza cercare di trattenerle.
In questa stagione sarebbe utile annotare su un diario queste riflessioni:
Che cosa è arrivato il momento di lasciare andare?
Che cosa sto trattenendo?
Che cosa faccio fatica a lasciare andare, nonostante il suo ciclo si sia concluso?
Non obblighiamoci ad avere delle risposte veloci.
L’autunno non ha fretta; ci insegna semplicemente a tornare al centro, ad ascoltare il silenzio e a prepararci, con consapevolezza, al prossimo ciclo.
Buon Equinozio d’Autunno.
Simona



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